Il finocchio

Il finocchio è l’ortaggio di una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Apiacee o Ombrellifere, nelle zone mediterranee si trova selvatico ma per il consumo alimentare si usa la varietà orticola cioè quella coltivata.
Il finocchio è conosciuto come pianta aromatica, il termine ”infinocchiare” deriva proprio dalle caratteristiche aromatiche di questo ortaggio infatti, nei tempi antichi, i proprietari di cantine se reputavano che il vino fosse diventato cattivo, prima di farlo assaggiare, offrivano spicchi di finocchio perchè le sostanze aromatiche presenti coprivano le caratteristiche organolettiche scadenti del vino.
La parte commestibile del finocchio è il grumolo, bianco e carnoso formato da un insieme di guaine fogliari addossate le une alle altre.
I grumoli con forma tondeggiante sono chiamati comunemente ”maschi” (distinzione non scientifica) vengono normalmente consumati crudi mentre quelli con forma appiattita ed affusolata sono ”femmine” e si utilizzano soprattutto cotti perchè più fibrosi e meno dolci.
Il finocchio fresco è formato da 93% di acqua per cui il peso elevato è un indice di freschezza, 100 grammi di finocchio crudo contengono solo 9 kcal, 2.2 grammi di fibra, 1.2 grammi di proteine e 1 grammo di carboidrati oltre a numerosi sali minerali quali potassio, calcio, fosforo e una buona quantità di vitamina C. Nel finocchio cotto le calorie, per 100 grammi di prodotto, aumentano a 25 per la perdita di fibra durante la cottura.
Inoltre sono presenti olii essenziali (anetolo), flavonoidi sostanze antiossidanti (quercitina, rutina) e fitoestrogeni. Il finocchio risulta ottimo da mangiare sia cotto che crudo, sono molto famosi i finocchi gratinati al forno, a crudo viene utilizzato per insaporire insalate.
Il finocchio è quindi un alimento ipocalorico, ricco di proprietà nutrizionali e antiossidanti, la presenza di fibra aumenta il senso di sazietà per questo motivo è indicato nelle diete di attenzione calorica ma anche in quelle sane ed equilibrate.
Inoltre la presenza di fibra diminuisce l’assorbimento del colesterolo esogeno e il potassio stimola la diuresi riducendo la pressione sanguigna, tutti effetti benefici per il sistema cardiocircolatorio.
La presenza di vitamina C aiuta a combattere le infezioni e stimola le difese immunitarie.
Il finocchio ha azione carminativa, contrasta la formazione di gas intestinali, il gonfiore addominale e favorisce la digestione con funzione gastro protettiva e epatoprotettiva, inoltre per il basso contenuto di zuccheri è adatto anche per i diabetici.
Molto conosciuti ed utilizzati sono i semi di finocchio per le loro proprietà antibatteriche, antifungine e antinfiammatorie dovute agli olii essenziali, inoltre contengono sostanze antiossidanti quali fenoli e flavonoidi che contrastano i danni provocati dai radicali liberi.
Uno dei costituenti degli olii essenziali di finocchio, presente in tracce, è l’astragolo, sostanza contenuta anche all’interno di altre specie vegetali, come Basilico, Anice, Dragoncello, Chiodi di garofano e Cannella. Qualche anno fa si parlò della tossicità dell’estralogo creando molto allarmismo tra i consumatori di tisane ai semi di finocchio. La notizia fu poi smentita, data la presenza di tale sostanza in tracce e la sua miscelazione all’interno del seme con flavonoidi e poli fenoli che data la loro azione antiossidante ne impediscono l’azione tossica.
L’estragolo per essere tossico deve essere utilizzato puro, bisogna però sempre rispettare i limiti di assunzione, il rischio è infatti dose dipendente, l’uso va bene l’abuso no.
I semi di finocchio hanno il potere di aumentare la fluidità del sangue per cui sono controindicati se si assumono farmaci anticoagulanti, non vanno usati in gravidanza e durante l’allattamento in quanto possono influenzare i livelli di estrogeni.

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MELA ANNURCA ”la regina delle mele”

La mela Annurca è una varietà di mela con origini molto antiche, viene coltivata in Campania dove in suo onore si svolgono sagre di paese, eventi enogastronomici con produzione di pietanze tradizionali. Una delle manifestazioni più famose è la Sagra della Mela Annurca a Valle di Maddaloni, in provincia di Caserta. La mela Annurca in campo gastronomico ha un utilizzo molto vario, oltre che mangiata fresca, si presta nella preparazione di torte, crostate, sfogliatelle e gelati.
L’unione europea ha riconosciuto a questo frutto la denominazione IGP (indicazione geografica protetta) come marchio di qualità dipendente dall’origine geografica, chiamandola ”Melannurca Campana”.
Questo frutto, a differenza di altri tipi di mela, non viene lasciato maturare sugli alberi, infatti a causa del suo peso e del picciolo corto, tende a cadere, quindi prima che si stacchi da sola, in autunno, viene raccolta ancora verde e lasciata maturare al sole fino a dicembre in appositi teli di canapa, chiamati melai, fino al raggiungimento della colorazione rossa.
Questa mela ha una forma leggermente appiattita con dimensioni piuttosto ridotte rispetto ad altre qualità, è composta, per 100 grammi di prodotto, da circa l’84% di acqua, circa il 10% di zuccheri e più di due grammi di fibra, soprattutto di pectina, presente principalmente nella buccia, è ricca di vitamine del gruppo B, Vitamina C, Vitamina A ma anche di minerali, soprattutto potassio, ferro, fosforo, calcio e magnesio.
Questa qualità di mela ha un valore calorico di 40 kcal per 100 grammi di prodotto e data l’elevata quantità di fibra ha un indice glicemico basso per cui viene consigliata anche nella dieta dei diabetici. La presenza di fibre e minerali aiuta anche il benessere dell’intestino.
La mela Annurca è un valido aiuto per le persone che vogliono dimagrire infatti le fibre contenute favoriscono il senso di sazietà, è perciò consigliabile consumare almeno una mela al giorno prima di pranzo. Le fibre favoriscono la peristalsi intestinale e mantengono attivo il metabolismo
Questo frutto è da anni studiato in campo medico per la sua proprietà di abbassare nel sangue i livelli di trigliceridi e di colesterolo sia esogeno che endogeno, grazie alla presenza della Procianidina B2.
Questa sostanza inibisce un enzima che agisce sulla formazione del colesterolo endogeno, il più pericoloso per le arterie e crea micelle in grado di inglobare il colesterolo introdotto con l’alimentazione (esogeno), impedendone l’assorbimento.
La Procianidina B2 stimola anche la formazione del colesterolo buono (HDL) detto ”spazzino” capace di staccare e convogliare nel torrente circolatorio il colesterolo depositato sulle pareti dei vasi sanguigni.
Proprio per migliorare il quadro lipidico è stato realizzato un integratore nutraceutico estraendo dalla mela Annurca la Procianidina B2, questa sostanza, contenuta in vari vegetali tra cui l’uva rossa, la cannella, il te verde, ha anche azione di contrastare la perdita di capelli aumentando la crescita delle cellule del bulbo e la sintesi di cheratina. Studi condotti dal Dipartimento di Farmacia dell’Università di Napoli, hanno evidenziato che la ”Melannurca Campana IGP” ha un contenuto di Procianidina B2 superiore ad altre varietà di vegetali.

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La mela

La mela appartiene alla famiglia delle Rosaceae ed è il frutto della pianta Malus domestica presente in molte regioni italiane sia montane che costiere. Il frutto matura nella stagione estiva e viene raccolto tra agosto e ottobre ma, grazie ai metodi di conservazione, si può trovare tutto l’anno.
La mela è un frutto poco calorico, una porzione da 100 g mangiata senza buccia apporta circa 52 kcal, il valore scende a 38 kcal se viene consumata con la buccia.
E’ un frutto ricco di acqua e micronutrienti, nella polpa si trovano vitamine, sali minerali quali potassio, fosforo, calcio e inoltre acido citrico, acido malico sostanze che, mantenendo costante l’acidità dello stomaco, aiutano la digestione. Proprio per la sua digeribilità è uno dei primi frutti che si introducano nello svezzamento dei bambini.
La quantità di fruttosio varia da 9,4 g a 13,7 g da specie a specie, le mele con meno zucchero sono la ”Renetta” e la ”Granny smith” che hanno un sapore un po’ più aspro e vanno bene anche per i diabetici.
La mela apporta anche una buona quantità di fibra alimentare: una porzione da 100 g di mela fresca, apporta 2 grammi di fibra, chiaramente se mangiata con la buccia i grammi di fibra aumentano a 2,6 Le fibre presenti sono di due tipi solubili e insolubili, non apportano nutrienti perchè il nostro apparato digerente non riesce a assimilarle per mancanza di enzimi specifici, ma hanno utili funzioni per l’organismo.
La fibra insolubile ha la caratteristica di trattenere l’acqua e stimolare la peristalsi intestinale favorendo il transito delle feci e contrastando la stitichezza.
La fibra solubile, pectina, riduce il picco glicemico e aiuta l’organismo a disintossicarsi dai metalli pesanti come piombo e mercurio dando effetti benefici sulla salute.
Se le mele sono biologiche si consiglia di consumarle con la buccia perchè, oltre ad avere una buona fonte di fibra, contiene l’acido ursolico sostanza che, secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica ”Journal of Biological Chemistry”, previene la perdita di massa muscolare favorendo l’accrescimento del muscolo scheletrico e di conseguenza il consumo di calorie.
Questa sostanza, sotto forma di integratore, viene usata per contrastare la sarcopenia negli anziani e per favorire la crescita di massa muscolare nei body- builders.
L’elevata ricchezza di flavonoidi rende la mela una fonte di sostanze antiossidanti che contrastano la formazione dei radicali liberi e rallentano l’invecchiamento cellulare.
Il consumo giornaliero di mela, soprattutto della specie Annurca, contribuisce ad abbassare la pressione e a prevenire la formazione del colesterolo ”cattivo” (LDL).
Elencante tutte le caratteristiche nutrizionali di questo frutto si capisce il significato del proverbio ”una mela al giorno leva il medico di torno”.
Esistono circa 7000 varietà di mele differenti per colore, consistenza, sapore e contenuti nutrizionali, in Italia le specie più conosciute sono Annurca, Fuji, Golden delicious, Granny smith, Red delicious, Renetta, Pink lady, Royal gala, Stark.
La mela, oltre ad essere consumata fresca, si presta anche ad essere utilizzata in cucina nella preparazione di pietanze salate, torte, dolci e marmellate, ultimamente viene abbinata anche per insaporire le insalate.

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I funghi o miceti

I termini “fungo” e “micete” derivano dal latino fungus e dal greco mykés, nel 1753 furono classificati scientificamente da Linneo nel regno delle piante, solo nel 1817 furono spostati in un loro proprio regno ”il regno dei funghi”.

Quello che chiamiamo fungo è la parte che cresce sopra al terreno, detto corpo fruttifero, formato da un gambo e un cappello, in quest’ultimo sono presenti le spore, elementi che, liberati all’esterno, generano nuovi nati.

Durante il periodo dei funghi, i boschi sono frequentati da numerosi raccoglitori. Le persone più esperte riconoscono le specie commestibili ed evitano ragionevolmente quelle dubbie o sconosciute. Bisogna stare molto attenti nella raccolta ed eventualmente in caso di incertezza ricorrere al servizio gratuito dei centri micologici delle Aziende Sanitarie Locali.

Le specie più ambite sono i porcini (Boletus edulis e il suo gruppo) e gli ovuli (Amanita caesarea), questi funghi, proprio per la loro bontà, si possono consumare anche crudi. Altre specie molto conosciute appartengono al genere Russula (in certi luoghi chiamate colombine), apprezzate sono anche le mazze di tamburo (Macrolepiota procera).

Alcuni buongustai cercano il ”Polyporus pes caprae” e i “galletti” (Cantharellus cibarius). Le specie commestibili sono numerose però, tra le migliaia esistenti, ce ne sono parecchie che contengono sostanze tossiche che possono provocare disturbi gastroenterici generalmente superabili agevolmente. Alcuni funghi invece possono causare danni letali. Le tre Amanite, phalloides, virosa e verna, alcune Lepiota di piccola taglia e il subdolo Cortinarius orellanus possono arrecare danni irreversibili a fegato e reni, si può arrivare sino ad interventi di trapianto d’organo e a volte si hanno esiti mortali.

I funghi commestibili sono alimenti presenti sulle tavole prevalentemente durante l’autunno ma alcune specie si trovano anche in primavera e in estate.

Il contenuto calorico del prodotto fresco è basso (da 26-28 Kcal per etto di alimento). L’acqua è presente per 80-90%, i macronutrienti (proteine, lipidi e carboidrati) sono poco rappresentati infatti per 100 grammi di prodotto, facendo riferimento ai valori del porcino, ci sono solo 0,7 grammi di lipidi, 1 grammo di carboidrati e 3,9 grammi di proteine.

Il valore nutrizionale è di poco conto, tuttavia i funghi possiedono una buona dose di fibra (2,5 grammi) e molti sali minerali tra cui potassio (235mg) fosforo (142mg), calcio (22mg) e ferro (1,2 grammi).

I funghi freschi rappresentano un cibo molto apprezzato in cucina, possono essere inseriti tranquillamente nelle nostre pietanze perchè incidono poco per contenuto energetico. Bisogna però fare attenzione al tipo di cottura, ad esempio la frittura con farina, pan grattato e uova è molto calorica mentre i funghi cucinati con aglio e prezzemolo detti ”al funghetto” hanno parecchie calorie in meno. I funghi si possono mangiare tutto l’anno essiccati e conservati sott’olio, chiaramente in quest’ultimo caso le calorie aumentano.

Negli ultimi 30 anni più di 1600 studi scientifici si sono occupati di funghi come elementi fitoterapici utili alla salute, grazie alla presenza di numerosi principi attivi quali minerali, enzimi, polisaccaridi, beta- glucani, acidi grassi insaturi e fosfolipidi che aiutano a mantenere e migliorare la salute dell’uomo. La micoterapia si occupa di produrre nutraceutici sotto forma di capsule o compresse contenenti i principi attivi dei funghi medicinali. Questi principi attivi vanno per lo più ad agire sul sistema immunitario rinforzando le difese dell’organismo ma hanno anche funzioni importanti sul metabolismo glucidico, lipidico, apparato cardio-circolatorio, fegato e reni. Alcuni funghi utilizzati a questo scopo sono il Reishi, lo Skitake, il Maitache, il Polyporus umbrellatus e molti altri, non molto conosciuti nella cultura occidentale ma da anni utilizzati nella medicina tradizionale cinese.

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LE ALGHE

Da noi le alghe sono poco conosciute e utilizzate ma in altre parti del mondo, soprattutto in oriente, vengono consumate da millenni.

Vivono sia in acqua dolce che salata, hanno un corpo chiamato ”tallo” molto semplice rispetto ad altri organismi vegetali che possiedono radici, fusto e foglie. Possono essere unicellulari o pluricellulari, sono fonte di nutrimento per tutti gli organismi acquatici.

Le alghe utilizzate per il consumo umano sono pluricellulari, le conosciamo con il nome di alghe verdi, alghe rosse e alghe brune, vengono chiamate ”verdure di mare” ma per le loro caratteristiche nutrizionali non possono essere mangiate liberamente come si fa con le verdure ”di terra”.

Contengono carboidrati, un buon apporto proteico e molti sali minerali ed oligoelementi assorbiti dall’ambiente salino in cui vivono, i più rappresentati sono potassio, calcio, magnesio, sodio e ferro. Questi sali hanno un’elevata biodisponibilità cioè hanno la caratteristica di avere la forma chimica facilmente assimilabile dall’organismo umano. Solo le alghe marine contengono iodio per cui le persone che soffrono di ipertiroidismo devono evitarne l’uso, le micro alghe di acqua dolce come Spirulina e Chlorella non lo contengono.

Nelle alghe sono presenti anche vitamine idrosolubili e liposolubili, clorofilla, fucoxantina, betacarotene, ficocianina sostanze con azione antiossidante contro la formazione di radicali liberi.

Sono vegetali ricchi in fibra gelatinosa utile alla peristalsi intestinale, hanno pochi grassi ma di buona qualità, conosciuti come acidi grassi omega 3 in particolare EPA e DHA.

Le alghe crescono spontaneamente nei mari e nei fiumi ma le commestibili sono anche coltivate, dopo la raccolta non subiscono lavorazioni, vengono lavate in acqua dolce e fatte seccare al riparo dalla luce. In cucina si uniscono alla cottura di zuppe con legumi e cereali in chicchi (es: riso,orzo, quinoa, amaranto) oppure crude in insalata, la cucina cinese e giapponese ne fa uso da sempre.

Solitamente si trovano essiccate, prima dell’utilizzo vanno sciacquate e lasciate in ammollo per almeno mezz’ora.

L’alga Kombu è la più conosciuta, viene utilizzata per migliorare il sapore delle pietanze, aggiungendone una decina di centimetri durante la cottura di cereali e legumi.

La Wakame è un’alga bruna ricca di vitamine, sali minerali e con un alto contenuto di iodio in grado di stimolare l’attività della ghiandola tiroidea, ha azione sul metabolismo, ottima alleata nel controllo del peso corporeo. Per la sua azione stimolante si sconsiglia l’uso alle persone affette da ipertiroidismo, anche l’assunzione serale va evitata per non causare insonnia.

Le alghe di acqua dolce più conosciute sono la Spirulina, detta cosi per la sua forma di filamenti arrotolati e la Chlorella. Entrambe ricchissime di antiossidanti, clorofilla, prive di iodio, con concentrazioni di betacarotene (provitamina A) più alte di quelle presenti negli ortaggi ”terrestri”.

In commercio si trovano in compresse o in polvere da diluire in bevande o yogurt.

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COCCO (Cocos nucifera)

Il cocco è il frutto della palma Cocos nucifera della famiglia delle Arecaceae, pianta che cresce in zone molto calde. In commercio si trovano frutti provenienti soprattutto da Costa d’Avorio e Sri Lanka.

La noce di cocco è molto pesante, può superare anche il chilogrammo. La parte esterna è notoriamente molto dura e legnosa, la parte commestibile è all’interno formata da una polpa bianca e da un liquido, la cosiddetta ”acqua di cocco” estratta però solo dalle noci giovani, ancora verdi.

Dall’acqua del cocco si ricava una bevanda molto dissetante poco calorica, con meno di 20 kcal per 100 g, basso contenuto di zuccheri e grassi ma ricca in vitamine e sali minerali tra i quali potassio, fosforo, calcio, ferro.

In Italia l’acqua di cocco si trova nei negozi di alimentazione naturale, di provenienza biologica senza coloranti e conservanti, a costo molto elevato. Viene usata soprattutto dagli sportivi per reintegrare le perdite di sali e prevenire i crampi muscolari. Utile anche nel cambio di stagione per rafforzare le difese immunitarie e alleviare la stanchezza.

La polpa della noce giovane è gelatinosa e morbida, da noi arrivano frutti con polpa più compatta ricca in fibre, normalmente la si utilizza al naturale oppure essiccata sotto forma di farina o in scaglie.

Il cocco fresco contiene fibra, acqua, sali minerali e vitamine ma anche una parte grassa, che lo rende un frutto molto nutriente e piuttosto calorico, 100 grammi di polpa hanno infatti 364 calorie. I grassi presenti sono per la maggior parte saturi, anche se a catena media e corta, con un potere aterogeno basso, sono quindi meno dannosi del burro.

La componente grassa ha l’importante funzione di rallentare l’assorbimento degli zuccheri e non alzare l’indice glicemico. Il frutto fresco può essere usato, adeguatamente porzionato, come spuntino o abbinato alle insalate.

La farina di cocco viene usata nella preparazione di dolci, contiene circa il doppio delle calorie del frutto fresco, è priva di glutine, adatta nell’alimentazione del celiaco.

Dalla polpa del cocco si ottengono anche il latte, la panna e l’olio.

Il latte di cocco è preparato aggiungendo alla polpa acqua calda, si ottiene un liquido simile per aspetto al latte vaccino, la crema o panna ha consistenza più densa con maggior componente lipidica, entrambi hanno un gusto gradevole e vengono usati nella preparazione di dolci e pietanze salate, sono un’ottima proposta per persone intolleranti al lattosio e vegani. Sia il latte che la panna vengono usati frequentemente come ingredienti di piatti speziati per attenuarne il gusto piccante.

L’olio, estratto dalla spremitura della polpa essiccata, ha una componente lipidica satura di circa il 90% formata soprattutto da acido Laurico e una piccola percentuale di acido oleico e linoleico. L’acido Laurico ha proprietà antimicrobiche e aiuta a rafforzare il sistema immunitario. L’olio di cocco ha le stesse calorie dell’olio di oliva, circa 900 cal/100g, per cui bisogna stare molto attenti alle dosi utilizzate. Consiglio di aggiungere un cucchiaino di olio di cocco per insaporire le pietanze a fine cottura o al frullato, in quest’ultimo caso, oltre a migliorarne il sapore rallenta l’assorbimento degli zuccheri presenti nella frutta.

In ambito cosmetico il cocco, per le sue proprietà nutrienti, viene utilizzato nella composizione di creme anti -age, creme dopo sole, creme da massaggio. Ha anche azione emolliente e lenitiva su zone colpite da eczemi e psoriasi. Grazie a un buon potere schiumogeno si presta nella produzione di saponi e prodotti per capelli. Infine anche la parte fibrosa esterna, molto resistente, viene utilizzata per realizzare cesti, tappeti, corde, spazzole.

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Tè Bianco detto “Tè dell’imperatore”

Il tè bianco, originario del Giappone, Cina, Sri Lanka e da pochi anni diffuso anche in occidente, è una bevanda molto preziosa, tanto da essersi guadagnata nel tempo l’appellativo di bevanda dell’imperatore.

Tutte le varietà di tè che troviamo in commercio derivano dalla pianta chiamata Camelia sinensis , la differenza tra essi dipende dalla raccolta e dalla successiva lavorazione. I tè meno lavorati e quindi più ricchi di antiossidanti, sono il tè verde, il tè matcha e il tè bianco.

La differenza principale tra questi tre tipi è che il tè bianco si produce raccogliendo i germogli ancora chiusi, quindi in età più giovane rispetto agli altri due tipi di tè

I germogli sono ricoperti da delicati petali bianchi, che si trovano all’apice del fusto della pianta. Il nome del tè bianco deriva proprio dalla colorazione bianca dei petali che ricoprono germogli.

La raccolta dei germogli avviene solo per pochi giorni, due volte l’anno, nella piantina appena germogliata. Proprio per questo motivo il tè bianco è molto piu raro e costoso.

Questo tè non subisce alcuna lavorazione e trasformazione, viene solo appassito ed essiccato all’aria, conserva i principi nutrizionali in misura maggiore rispetto alle altre varietà di tè, solo con il te verde e il te matcha condivide caratteristiche simili.

L’assenza di manipolazioni rende il te bianco ricchissimo di polifenoli, sostanze antiossidanti che esercitano azioni benefiche per la salute, proteggono le cellule dall’invecchiamento, migliorano la salute cardiovascolare e l’abbassamento del colesterolo. Il tè bianco ha una concentrazione di antiossidanti tre volte superiore a quella del tè verde inoltre contiene vitamine del gruppo B, calcio, ferro.

Il tè bianco contiene metilxantine, caffeina, teofillina e teobromina, in misura minore rispetto agli altri tipi di tè, una tazza di tè nero contiene circa 60 mg di caffeina mentre il tè bianco non arriva a 15 mg di caffeina. Sicuramente la maggiore presenza di antiossidanti e minor contenuto di caffeina rende il tè bianco una scelta molto sana.

Le metilxantine presenti, soprattutto la caffeina, esercitano anche effetti lipolitici sugli adipociti, facilitando il dimagrimento. Inoltre la teofillina e la teobromina sono due sostanze con azione diuretica e stimolanti sulla circolazione sanguigna, depurano l’organismo migliorando la diuresi. Controindicazioni all’uso di questo tipo di tè si ha per le persone che soffrono di gastrite o di ulcera duodenale e non è consigliato per i bambini piccoli ed è meglio non farne uso alla sera.

La preparazione è molto importante, nell’acqua, non in ebollizione ma molto calda aggiungere due cucchiaini di tè bianco sfuso o una bustina, Il tempo di infusione consigliato va dai 2 al max 5 minuti, a seconda che si preferisca un gusto più o meno forte, chiaramente tempi maggiori di infusione liberano maggiori concentrazioni di caffeina.

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Bacche di Goji

Le bacche di Goji appartengono alla famiglia delle Solanacee, sono il frutto di due tipi di piante Lycium barbarum e Lycium chinese, per le loro proprietà sono da anni conosciute dalla medicina tradizionale cinese come frutto di longevità e vitalità, anche i monaci tibetani le consideravano molto preziose per la salute tanto da soprannominarle ” Diamanti rossi” .

Sono bacche selvatiche che crescono ad alte quote nelle montagne del Tibet, Hymalaia, Cina e Mongolia, da qualche anno sono arrivate nei nostri negozi e recentemente in Europa è iniziata la loro coltivazione.

Sono molto piccole di colore rosso, ricche di sostanze antiossidanti utili contro l’invecchiamento cellulare, con proprietà anti- infiammatorie e basificanti.

Caratteristica importante di queste bacche è l’alto contenuto in fibra che stimola il metabolismo e regola l’assorbimento degli zuccheri nel sangue dando un elevato potere saziante. Va molto bene utilizzare un cucchiaio di bacche come spuntino tra un pasto e l’altro proprio per controllare il senso di fame, per questo motivo sono un buon aiuto per chi segue una dieta di attenzione calorica.

Hanno anche un’ importante azione sul sistema immunitario per la presenza di un’ elevata quantità di vitamina C, sali minerali, vitamina A, vitamine del gruppo B.

Visto la presenza di numerosi nutrienti queste bacche hanno un effetto tonico e vengono consigliate a colazione, soprattutto per i ragazzi in crescita, abbinate con yogurt e fiocchi d’avena per dare energia a lento rilascio ed iniziare al meglio la giornata.

L’elevata presenza di vitamina A e sali minerali rende le bacche di Goji un prezioso aiuto anche per pelle, capelli e unghie.

E’ buona norma utilizzarle nel periodo invernale e nei periodi di maggiore attività fisica ed intellettuale, va bene assumerle a tutte le età, dallo studente all’adulto che attraversa un periodo di superlavoro, e chiaramente anche nell’età senile proprio per le loro caratteristiche anti invecchiamento.

Attualmente il commercio le propone in vari modi, in erboristeria si possono trovare sotto forma di succo, tisana, polvere essiccata, in capsule come nutraceutici. Nei negozi specializzati, ma oramai anche nei supermercati, si trovano sacchettini di bacche pronti all’uso da utilizzare come snack o da aggiungere alle insalate o allo yogurt.

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Asparagus officinalis

Gli asparagi sono ortaggi appartenenti alla famiglia delle Liliaceae come l’aglio e la cipolla, da moltissimi anni vengono coltivati in Europa, l’Italia ne produce diverse varietà.
Nella nostra zona viene coltivato il famoso asparago violetto conosciuto ed esportato in tutto il mondo apprezzato proprio perchè molto più tenero e meno fibroso di altre specie.
Esistono molti tipi di asparagi con diversa colorazione, verde, rosa, bianca e violetta. Queste varietà presentano differenze cromatiche ma sapore e qualità nutrizionali simili.
Questi ortaggi contengono il 90% di acqua, sono poco calorici (circa 25 calorie per 100 grammi), contengono molta fibra e soprattutto sono ricchi di sostanze antiossidanti, sali minerali e vitamine.
Tra i sali minerali troviamo fosforo, calcio, potassio. Questi rendono l’asparago sensibilmente diuretico e depurativo contribuendo, insieme alle sostanze antiossidanti presenti, all’eliminazione di scorie e tossine presenti nell’organismo.
Inoltre l’alto contenuto di potassio regola la pressione sanguigna ed aiuta il sistema cardiocircolatorio. Importante da segnalare è anche il contenuto di Inulina, una fibra che apporta benefici all’apparato digerente e alla flora batterica intestinale contrastando la stipsi.
La presenza di antiossidanti e di numerose vitamine, tra cui la vitamina C, aiutano a contrastare l’invecchiamento.
Il caratteristico sapore amarognolo dell’asparago viene dato dalla presenza di un aminoacido, l’Aspargina, questo si avverte perchè nella via catabolica a livello renale si formano gruppi solfurei che conferiscono un odore intenso alle urine subito dopo avere mangiato.
Nei tempi antichi, per monitorare la funzionalità renale, si faceva mangiare l’asparago al paziente e si controllava dopo quanto tempo le sostanze di scarto erano presenti nelle urine, più presto veniva avvertito il tipico odore più il rene aveva buona capacità filtrante.
L’asparago viene consigliato nelle diete di attenzione all’apporto calorico per le sue basse calorie ma soprattutto per il suo sapore amarognolo che regola la sensazione di fame.
Le migliori verdure da consigliare in questo caso sono proprio quelle bianche, verdi e amare.
Gli asparagi sono un ortaggio primaverile, vanno consumati freschi e di stagione quelli che troviamo sui mercati in altri mesi dell’anno sono importati dall’estero, soprattutto dalla Spagna.
Gli asparagi, per l’alta presenza di Aspargina, hanno però anche delle controindicazioni, sono da evitare in caso di calcoli renali, nefropatie, problemi vescicali, iperuricemia o gotta.
Vanno consumati cotti a vapore o bolliti, conditi con olio di oliva e limone o aceto.
L’acqua di cottura può essere riutilizzata nella preparazione di risotti o come acqua di bollitura della pasta o come brodo vegetale. Può essere anche bevuta sia a temperatura ambiente che tiepida.
Se proprio non gradita può essere utilizzata per innaffiare le piante in quanto ricca di composti azotati e sali minerali.

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Pomelo, Cedro e Mandarino: antenati di tutti gli agrumi

Il pomelo è il frutto della pianta Citrus maxima o citrus grandis appartenente alla famiglia delle Rutacee, classificata così proprio per la produzione di frutti di straordinarie dimensioni.
Questi frutti sono poco presenti nella grande distribuzione nonostante si tratti di agrumi di origine molto antica, considerati, insieme al mandarino e al cedro, i precursori di agrumi molto più comuni presenti quotidianamente sulle nostre tavole.
La pianta del pomelo cresce bene in climi caldi soprattutto nelle fasce tropicali, attualmente la Cina è uno tra i maggiori produttori. Questi frutti, per arrivare sulle nostre tavole, necessitano di lunghi trasporti, ecco perchè nei negozi si trovano avvolti da una retina e da una pellicola di plastica che protegge la ceratura fatta nel paese produttore per mantenere il prodotto inalterato nel tempo.
Da pochi anni anche nelle regioni più calde d’Italia è iniziata la coltivazione di questo agrume.
Il pomelo è conosciuto con nomi diversi, a Genova è chiamato ”Sciaddocco” nome derivato dal capitano Shaddock, che secondo la storia, introdusse il frutto in Giamaica, per lo stesso motivo Shaddock è il nome inglese del pomelo.
La caratteristica che distingue il pomelo dagli altri agrumi è la sua straordinaria dimensione. Sotto alla buccia abbastanza sottile si trova uno strato spesso di massa bianca spugnosa, amara e non commestibile, chiamata ”albedo”. All’interno si trova una polpa giallo paglierino con un gusto non troppo acido e molto ricca in fibra, il succo è abbastanza scarso per cui è un frutto non adatto alla spremitura. Il pomelo è un agrume poco calorico, 100 g di prodotto apportano circa 38 kcal, viene consigliato nelle diete soprattutto per la presenza di fibra e per il suo potere saziante, e’ un frutto ricco di potassio, di vitamine, soprattutto vitamina C e vitamine del gruppo B.
Il pomelo viene consumato prevalentemente al naturale o abbinato alle insalate. La buccia viene anche impiegata per la preparazione di canditi o per l’estrazione di oli essenziali.
Il Pomelo, come il pompelmo, contiene sostanze che possono ridurre in misura importante l’attività di numerosi farmaci, per cui è buona norma leggere le informazioni descritte sul foglietto illustrativo del medicinale utilizzato.
Altro capostipite della grande famiglia degli agrumi è il cedro, frutto originario dell’Asia ma coltivato anche nel Mediterraneo, Il cedro è un albero da frutto, il suo nome scientifico è Citrus medica appartenente alla famiglia delle rutacee.
Ha una buccia giallo-verde, uno strato bianco sottostante molto spesso, la cosi detta scorza, che rappresenta il 70% del suo peso e con polpa piuttosto ridotta. La scorza, molto ricca di esperidina, un flavonoide con proprietà antiossidanti, è la parte più utilizzata del frutto nella preparazione di canditi, nelle marmellate, nell’estrazione di oli essenziali e nella preparazione di bevande sia alcoliche che analcoliche come la famosa cedrata. Il cedro, come tutti gli agrumi, ha poche calorie e contiene vitamina C, sali minerali e fibra. Ne esistono diverse varietà, alcune non commestibili ad uso ornamentale come la così detta mano di Buddha. Il cedro ha un buon utilizzo anche nel settore cosmetico e domestico. Del mandarino, appartenente alla stessa famiglia del pomelo e del cedro, esistono diverse varietà, le più comuni sono Citrus reticulata, Citrus nobilis e Critus clementina.
Noi siamo abituati a vedere dai nostri fruttivendoli mandarini e clementine. Le due specie sono simili ma, un occhio attento nota che la clementina è più rotonda, molto più simile ad un arancio e con la scorza più sottile rispetto al mandarino. All’interno la clementina ha meno semi. I contenuti nutrizionali nelle due specie sono uguali, le clementine hanno però più vitamina C (54 mg per 100 grammi contro 42 mg del mandarino) e una minore concentrazione di zuccheri ( 8,7 mg contro 17,6 per 100 grammi) per questo motivo risultano mene caloriche ( 37 kcal contro le 72 kcal del mandarino), la quantità di calcio è simile. Il potassio e la fibra sono invece maggiori nel mandarino. Concludendo gli agrumi in genere, per la loro presenza di fibra, sono da consigliare ad inizio pasto per aumentare il senso di sazietà e sono indicati nelle diete di attenzione calorica, solo il mandarino, più ricco di fruttosio, non va bene a questo scopo ed è sconsigliato alle persone diabetiche.

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