L’uva

L’uva è il frutto della vite, detta scientificamente Vitis vinifera, appartenente alla famiglia
delle Vitaceae.
Il Frutto si presenta con un graspo sul quale sono attaccati gli acini che assumono la tipica forma a grappolo. Gli acini hanno dimensioni e colori diversi a seconda della specie.
Nei punti vendita troviamo principalmente l’uva bianca con acini giallo-verde e l’uva rossa.
100 grammi d’uva fresca apportano circa 61 Kcal, gli acini contengono l’80% di acqua, 15,6 grammi di carboidrati e 1,5 grammi di fibra, sono ricchi di sostanze antiossidanti, vitamine e sali minerali, tra questi il più rappresentato è il potassio (192 mg/100g).
L’elevata presenza di questo ione stimola la diuresi migliorando la ritenzione idrica e riducendo la pressione arteriosa.
Sono presenti in quantità minori anche, calcio, fosforo e ferro, con effetto remineralizzante.
L’uva contiene numerose sostanze utili alla salute: vitamina A, C e vitamine del gruppo B con azione antiossidante e sul il sistema immunitario; polifenoli e flavonoidi, che contrastano l’invecchiamento cellulare e gli effetti dei radicali liberi.
Uno dei componenti più salutari è sicuramente il Resveratrolo, un composto fenolico con proprietà antiossidante e antinfiammatoria, presente soprattutto nella buccia dell’uva rossa, per questo motivo, occasionalmente, è possibile consumare un bicchiere di vino rosso.
I composti fenolici riducono anche i livelli di lipidi plasmatici con benefici per la l’apparato cardiocircolatorio.
L’uva, per le numerose sostanze presenti, è indicata nella dieta degli sportivi e dei ragazzi in crescita, può essere usata a colazione o a merenda o in aggiunta ad insalate estive.
L’uva disidratata, chiamata ”uvetta” o ”uva passa”, è molto usata in pasticceria per guarnire torte, dolci e panettoni. E’ molto più calorica, 100 grammi infatti forniscono 283 kcalorie, quasi 5 volte in più rispetto all’uva fresca.
Chiaramente l’uva è il componente principale del vino da tavola.
Della pianta della vite si utilizza tutto, foglie, semi e frutto.
Dai semi dell’uva si estrae il cosi’ detto ”olio di vinaccioli” un prodotto di discreta qualità nutrizionale per la presenza di vitamina E e di acidi grassi polinsaturi (Omega 6), utilizzato anche in ambito cosmetico come idratante e ristrutturante per pelle e capelli.
Le foglie della vite si usano nella preparazione di tisane e decotti e anche come involucro per involtini di riso, carne, formaggio, pietanze tipiche soprattutto nei paesi dell’Europa dell’Est.
Il consumo dell’uva ha però anche delle controindicazioni: è da evitare nell’insufficienza renale per il suo elevato contenuto di potassio; ha effetto lassativo, per la presenza di buccia e semi, per questo si consiglia di inserirla prima del pasto o lontano dai pasti per evitare processi fermentativi.
Inoltre, è controindicata per le persone che soffrono di diabete, in questo caso suggerisco di consumarla porzionata, prima del pasto, possibilmente senza spelarla, perchè nell’esocarpo c’è la fibra che rallenta l’assorbimento degli zuccheri della polpa evitando così il picco glicemico.
Per chi soffre di digestione difficile, invece, si consiglia di evitare la parte esterna perchè rallenta i processi digestivi, in quanto ricca di cellulosa.
In caso di malattie infiammatorie croniche intestinali e diverticolosi va consumata senza semi e buccia.

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Tartufo detto il ”diamante” della cucina

Il Tartufo, appartenente alla famiglia delle Tuberacee, genere Tuber, è l’unico fungo ipogeo che vive completamente immerso nel terreno, per crescere si attacca alle radici degli alberi per trarne nutrimento scambiando anche acqua e sali minerali.

Si tratta di una vera e propria indispensabile simbiosi che si instaura con alberi di alto fusto quali querce, lecci, noccioli e tigli.

Il tartufo cresce spontaneamente a pochi centimetri di profondità, l’odore persistente è una caratteristica che gli assicura la sopravvivenza, infatti, grazie al forte aroma attira uomini e animali selvatici che, portandolo in superficie, contribuiscono a spargere le spore per continuare il ciclo vitale.

Esistono più di cento specie di tartufi ma soltanto nove sono commestibili.

In Italia nascono soprattutto in Piemonte e in alcune regioni del centro-sud, grazie a un microclima favorevole. Le condizioni che promuovono lo sviluppo e la crescita sono soprattutto la piovosità, l’umidità e un terreno ricco di nutrienti. La siccità è un fattore poco favorevole.

Esistono diversi tipi di tartufo, il tartufo nero è quello più conosciuto, si tratta di una qualità abbastanza comune, si trova per lo più in Umbria e in Molise, con 5 varietà: nero pregiato, scorzone o tartufo estivo, nero liscio, tartufo uncinato, tartufo ordinario.

Nella zona di Alba, predomina il tartufo bianco, Tuber magnatum pico, il più apprezzato dai buongustai, particolarmente pregiato e costoso, impossibile da coltivare.

La raccolta avviene in autunno, la sua presenza è indice di terreno non inquinato.

Entrambi vengono usati in cucina come condimento per risotti o primi piatti o per insaporire le pietanze.

L’appartenenza alla famiglia delle Tuberacee fa pensar che il tartufo sia un tubero in realtà è un fungo con il corpo fruttifero a forma di tubero, formato da una polpa interna detta ”gleba”, rivestita da una scorza chiamata ”peridio”.

La forma dipende dalle caratteristiche del terreno, un terreno morbido favorisce la crescita di tartufi a forma sferica, mentre un terreno duro, pietroso, con molte radici, favorisce una forma bitorzoluta.

Il tartufo, per 100 grammi di prodotto, contiene circa il 76% di acqua, 8,4 grammi di fibra, 6 grammi di proteine e solo 0,7 grammi di carboidrati e 0,5 grammi di lipidi per un totale di 31 kcal. Inoltre è ricco di sali minerali (ferro- calcio- fosforo), sono presenti anche modiche quantità di Vitamina C e di Niacina.

Guardando le sue caratteristiche nutrizionali sembra adatto a una dieta di attenzione calorica grazie all’elevata presenza di fibre, proteine e l’assenza di carboidrati e grassi, però nelle culinaria tradizionale viene spesso abbinato a cibi non proprio dietetici.

Il tartufo cresce spontaneamente solo qualche mese l’anno, questo periodo limitato di consumo è favorevole per la salute perchè l’uso frequente, potrebbe causare, come succede per tutti i funghi, problemi epatici. Chiaramente è controindicato in soggetti già affetti da epatopatie

Altra controindicazione si ha in caso di allergia conclamata e in presenza di gotta e problemi renali per l’aumentata produzione di acido urico e urea, sostanze che in queste patologie devono essere tenute sotto controllo.

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L’oliva

L’oliva è il frutto di una pianta sempreverde molto longeva di provenienza antica appartenete alla famiglia delle Oleaceae, specie Olea europaea Genere Olea di origine Mediterranea.

Esistono molte varietà e sottospeci di questo albero che produce olive diverse per colore, forma, dimensioni, stagione di maturazione.

Le olive non si mangiano direttamente dall’albero perché sono estremamente amare, dopo il raccolto, devono essere trattate in una soluzione salata.

Il frutto, detto drupa, ha una forma ovale, a maturazione ha un elevato contenuto di lipidi caratterizzati per lo più da acidi grassi monoinsaturi (acido oleico) con minor presenza di acidi grassi polinsaturi e saturi. Questi composizione lipidica rende questo frutto molto salutare anche per la presenza di fibra, composti fenolici, sali minerali ferro, calcio, fosforo, potassio, vitamina A, vitamine del gruppo B e tracce di vitamina C.

Nei negozi si trovano olive di colore diverso ma tutte crescono sullo stesso albero la differenza dipende dalla loro maturazione, inizialmente sono verdi per la clorofilla, ma nel tempo il colore della buccia, per la presenza di antociani, diventa nero.

Praticamente le olive verdi vengono raccolte prima, le olive nere invece vengono lasciate sull’albero fino alla completa maturazione, hanno la caratteristica di essere più morbide rispetto a quelle verdi proprio per la più lunga permanenza sull’albero, inoltre 100 grammi di olive nere contengono 25,1 grammi di lipidi mentre la stessa quantità di olive verdi ne contiene 15 grammi. Chiaramente questa differenza nel contenuto lipidico incide sulle calorie che sono 235 per le olive nere e 142 per le olive verdi. Anche il contenuto di acqua è diverso le olive nere, più ricche di lipidi, contengono meno acqua e sono più adatte alla spremitura mentre quelle più ricche d’acqua vengono utilizzate in cucina in svariati modi, rappresentano un alimento tipico della dieta mediterranea, si usano nell’insalata, per accompagnare piatti freddi, sulla pizza, negli aperitivi.

In Liguria esiste una varietà di olive dette “taggiasche” a marchio ”DOP” (Denominazione di Origine Protetta) provenienti dalla zona dell’imperiese considerate molto pregiate per la loro bassa acidità e sapore dolciastro, a maturazione si presentano di colore nero-violaceo con forma allungata e dimensioni medio-piccole. Dal punto di vista nutrizionale hanno un maggiore contenuto di lipidi, per 100 grammi di prodotto, ne contengono 37 grammi con un valore calorico di 353 kcal.

Questo tipo di oliva si presta per la produzione di olio extravergine, che è certamente il condimento più salutare, ma può essere anche consumata in salamoia o per insaporire primi e secondi piatti, contorni e antipasti inoltre ha la caratteristica di non perdere le proprietà nutrizionali con la cottura. Molte pietanze della cucina ligure contengono questo ingrediente.

Non solo il frutto dell’ulivo è pregiato ma anche il tronco da cui si ricava un legno usato nella produzione di taglieri, piatti e tavoli e articoli di artigianato in genere. Questa pianta viene utilizzata in vari modi, a scopo ornamentale in giardino e anche come simbolo di pace infatti i suoi rami vengono benedetti nella domenica delle palme.

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Cicoria – Catalonia

La cicoria è una pianta erbacea perenne di origine molto antica appartenente alla famiglia delle Asteracee o Compositae, si trova sia selvatica detta ”cicoria da campo” che coltivata detta ”cicoria da taglio”, quella che cresce spontaneamente nei campi ha un sapore più amaro e contiene solo 0,7 grammi di carboidrati per 100 grammi di prodotto meno della metà di quella coltivata.

E’ un ortaggio con pochissime calorie essendo composta soprattutto da acqua e fibra.

Per 100 grammi di prodotto ci sono 93,4 grammi di acqua, 3,6 grammi di fibra, sali minerali quali potassio (180 mg), calcio (150 mg), ferro, fosforo (26 mg) e vitamine soprattutto del gruppo B ma è presente anche un ottimo contenuto di vitamina A (267microgrammi) e vitamina C (8 mg).

Le vitamine hanno proprietà antiossidanti e la presenza di vitamina C stimola il sistema immunitario.

E’ un ortaggio apprezzato per le sue proprietà depurative, diuretiche e consigliato a chi deve perdere peso e seguire un regime dietetico ipocalorico.

Il gusto amarognolo stimola la funzionalità epatica e renale, favorendo la liberazione di tossine da parte dell’organismo e la presenza di fibra aiuta in caso di stitichezza e abbassa i livelli ematici di glucosio dopo un pasto a base di carboidrati inoltre contiene acido cicorico che è un efficace antibatterico soprattutto a livello del cavo orale.

In cucina le foglie della cicoria vengono utilizzate crude in insalata o cotte condite con olio e limone oppure come ripieno di torte salate o come ingrediente per minestre di verdura.

Meglio consumarla cruda per godere di tutte le proprietà infatti la cottura fa perdere le vitamine termolabili come la vitamina C e le vitamine del gruppo B.

Se le foglie sono cotte a vapore bisogna conservare l’acqua di cottura perchè ricca di sali minerali e sostanze digestive non deteriorate dal calore.

La cicoria viene utilizzata anche in ambito farmaceutico, grazie alle sue innumerevoli proprietà, in questo caso si utilizzano principalmente le radici.

Le radici di cicoria contengono inulina, un polisaccaride indigeribile che funge da prebiotico cioè da ”cibo” per la flora batterica intestinale. L’estratto di cicoria e dei suoi semi ha proprietà antimicrobiche e antimicotiche.

Dalle radici, tostate e macinate, viene prodotta una bevanda dal gusto amaro simile al caffè ma priva di caffeina.

L’utilizzo della radice di cicoria come surrogato del caffè ha origine antica ed era utilizzata soprattutto dalle classi più povere.
Attualmente questa bevanda sta riscuotendo successo grazie agli effetti benefici sull’organismo ed è sempre di più gradita in alternativa al caffè.

La catalogna è una varietà di cicoria appartenente alla stessa famiglia, ha identiche caratteristiche nutrizionali ma si presenta con morfologia un po’ diversa, viene anche chiamata ”cicoria asparago” E’ formata da foglie verdi irregolari con germogli situati sulla punta, che ricordano gli asparagi, chiamati puntarelle.

Questi germogli, particolarmente croccanti, sono comunemente consumati crudi in pinzimonio.

La foglia verde della catalogna invece si può usare sia cruda che cotta ma per sfruttare al meglio tutte le proprietà è meglio utilizzarla cruda condita semplicemente con olio e limone.

L’utilizzo di cicoria- catalogna non ha generalmente controindicazioni, solo l’elevato contenuto di fibra può portare disturbi intestinali come gonfiore, diarrea.

Se si soffre di gastrite o ulcera è meglio moderarne l’assunzione. Meglio evitarne l’uso anche in gravidanza.

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Il ravanello

Il nome scientifico del Ravanello o Rapanello è Raphanus Sativus.

Questo ortaggio, appartenente alla famiglia delle Brassicaceae o Crucifere, comincia ad essere presente nei negozi in primavera e si trova per tutta l’estate.

Ha diverse forme e colori, quello più conosciuto, è di piccole dimensioni di colore rosso con un ciuffo di foglie verdi e un’ appendice radicale fusiforme, ne esistono però diverse varietà anche di dimensioni enormi.

Questo ortaggio ha ottime proprietà nutrizionali importanti per la salute.

L’interno si presenta bianco con un gusto pungente leggermente piccante, dovuto alla presenza di glucosinolati che sono composti glucosidici contenenti zolfo.

Contiene acqua, minerali e vitamine, soprattutto vitamina C e modesta quantità di vitamine del gruppo B, abbondante presenza di fibra e di sostanze antiossidanti come luteina e zeaxantina.

Le foglie contengono acido folico, importante vitamina antianemica.

Tra i minerali troviamo buone quantità di calcio e fosforo ma lo ione più rappresentato è il Potassio (233 mg/100g) questo minerale è importante per modulare la pressione sanguigna, prevenire la ritenzione idrica e favorire l’eliminazione dei liquidi in eccesso e quindi la diuresi.

I ravanelli hanno proprietà disintossicanti e depurative soprattutto per fegato e reni, dovute alla presenza di zolfo e di vitamina C e di altre sostanze antiossidanti che proteggono le cellule dai danni ossidativi provocati dai radicali liberi.

Inoltre contengono una buona quantità di fibra importante per stimolare il transito intestinale, contrastare la stipsi e favorire la crescita della ”buona”flora batterica intestinale, la fibra agisce anche sul senso di sazietà.

Il ravanello ha un indice glicemico basso e poche calorie (11 kcal/100g di prodotto) per cui è consigliato anche in un regime di attenzione calorica.

Di questo ortaggio si consuma praticamente tutto, il corpo, la radice e anche il ciuffo di foglie verdi che può essere messo in insalata oppure bollito e condito con olio e limone, quest’ultimo aiuta ad assimilare meglio l’acido folico presente nelle foglie e quindi utile in caso di anemia.

Normalmente il corpo grazie alla sua croccantezza si usa crudo tagliato in fettine sottili e condito con olio e limone oppure in pinzimonio associato ad altre verdure ma può essere anche utilizzato cotto come contorno o come ingrediente per frittate.

L’eccessivo uso di ravanelli può avere delle controindicazioni, infatti per la loro composizione chimica possono essere irritanti sulle pareti gastriche e intestinali, il loro consumo è sconsigliato in caso di gastrite, reflusso gastroesofageo, colite o colon irritabile.

Potrebbero avere un’azione irritativa anche in caso di diverticoli ed emorroidi.

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Topinambur

Il topinambur è un tubero con forma irregolare appartenente alla famiglia delle Asteraceae o Compositae. Esistono due varietà, la ”bianca” che si trova a fine agosto e la ”violacea” che arriva nei supermercati con la stagione fredda.

Il topinambur è conosciuto con diversi nomi tra i quali carciofo di Gerusalemme, patata del Canada e rapa Tedesca proprio perchè il suo sapore ricorda un misto di questi ortaggi. In Italia non è tanto utilizzato nonostante le sue benefiche proprietà nutrizionali.

E’ molto ricco di acqua, con pochissimi grassi, contiene 17 grammi di carboidrati, 2 grammi di proteine, 1,6 grammi di fibra sia solubile che insolubile, sali minerali quali potassio, calcio, magnesio e ferro. Le sue calorie, per 100 grammi di prodotto, sono circa 73,

Particolare importanza ha l’inulina, una fibra solubile che non viene digerita per mancanza di enzimi specifici ma, ha funzione di limitare l’assorbimento da parte dell’intestino di carboidrati e grassi, riducendo i livelli dei trigliceridi, del colesterolo esogeno evitando anche picchi glicemici post-prandiali.

Le fibre insolubili invece sono cibo per la crescita dei batteri ”buoni” a livello intestinale e hanno la capacità di accelerare il transito contrastando la stipsi.

Proprio per la presenza di fibra, soprattutto di inulina, il topinambur ha un potere saziante e per questo motivo è un alimento particolarmente indicato nelle diete di attenzione caloria.

L’elevata presenza di potassio è in grado di abbassare la pressione arteriosa e combattere la ritenzione idrica, la presenza di ferro invece aiuta a contrastare l’anemia, inoltre il suo sapore leggermente amarognolo stimola la secrezione dei succhi gastrici facilitando la digestione.

In cucina il topinambur può essere utilizzato in vari modi, cotto a vapore, in forno o servito come purè oppure, per mantenere intatte tutte le proprietà nutrizionali che andrebbero in parte perse con il processo di cottura, viene usato crudo tagliato a fette sottili condito con olio e succo di limone. Va molto bene abbinarlo ad alimenti ricchi di vitamina C come il limone per migliorare l’assorbimento del ferro presente nel tubero.

E’ un ortaggio che può essere usato liberamente, ponendo attenzione alla dose perchè il consumo di elevate quantità potrebbe provocare disturbi intestinali come diarrea ed eccessiva formazione di gas, chiaramente è controindicato in caso di allergia.

In commercio esiste la farina di topinambur che viene usata soprattutto nei prodotti per diabetici e per celiaci.

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Aceto di mele

L’ aceto di mele viene prodotto dalla fermentazione degli zuccheri presenti nella mela ad opera di lieviti, questo processo produce alcol etilico o etanolo che viene ossidato da batteri Gram- negativi, genere Acetobacter, con formazione di acido acetico.

Questi batteri sono aerobi obbligati cioè richiedono ossigeno per poter sopravvivere e si moltiplicano sulla superficie del liquido durante la fermentazione, formando una pellicola opalescente detta”madre” ricca di probiotici (importanti microrganismi che hanno la funzione di riequilibrare la flora batterica intestinale).

Nell’aceto di mele, oltre alla presenza di acido acetico, si trovano altri acidi organici come tartarico, malico, lattico, contiene anche sali minerali, probiotici e sostanze antiossidanti tra cui i polifenoli, questi ultimi importanti per la prevenzione di malattie cardiovascolari e neurodegenerative.

La composizione dell’aceto dipende dalla materia prima dal quale è ottenuto, deve essere prodotto utilizzando tutte le parti della mela, buccia, torsolo e polpa e non dagli scarti derivati dalla produzione dei succhi e delle marmellate e, soprattutto, non deve essere filtrato.

Il colore bruno, la torbidità con filamenti visibili sono indicatori della presenza dei probiotici e quindi di un aceto di buona qualità. Inoltre un buon aceto di mele deve essere biologico e crudo cioè non deve essere pastorizzato perché le alte temperature uccidono i preziosi probiotici.

Nell’aceto di mele la presenza di zuccheri è molto bassa, anche grassi e proteine sono praticamente assenti, le calorie per 100g di prodotto, sono circa 20.

L’uso dell’aceto di mele aiuta la produzione di enzimi digestivi con diminuzione del gonfiore addominale e il miglioramento della digestione.

Molto ricco di sali minerali soprattutto di potassio, contrasta l’ipertensione, la ritenzione idrica e agisce come disinfettante delle vie urinarie.

Inoltre ha funzione di stimolare il sistema immunitario attivando le difese organiche e l’acido acetico, presente naturalmente nell’aceto di mele, è in grado di uccidere i batteri patogeni favorendo anche la fluidificazione del muco a livello polmonare.

Consigliato per le persone che seguono una dieta per il controllo del peso, infatti l’uso durante un pasto a base di carboidrati o di prodotti amidacei come le patate, evita i picchi glicemici mantenendo la glicemia nei livelli normali prevenendo anche il rischio di diabete di tipo 2 e in più il suo sapore acidulo attenua il desiderio di dolce.

Buona norma è utilizzare un cucchiaio di aceto di mele ai pasti aggiungendolo all’insalata o alle patate cotte a vapore o bollite.

L’aceto di mele non filtrato è in grado di detossificare il fegato stimolando la motilità intestinale e il sistema linfatico, aiutando ad eliminare le scorie.

Può essere anche assunto a digiuno, tutte le mattine, utilizzando un cucchiaio di aceto di mele più un cucchiaino di miele in un bicchiere di acqua, oppure come piacevole bibita prima del pasto sciogliendo un cucchiaio di aceto in un bicchiere d’acqua. Diluito serve per fare i gargarismi in caso di afte, gengiviti e infezioni del cavo orale.

Bisogna però stare attenti, l’uso frequente può corrodere lo smalto dei denti, è preferibile assumerlo con una cannuccia, inoltre chi soffre di bruciori allo stomaco, gastrite o ulcera deve diminuire le dosi.

Ha proprietà antibatteriche e anti fungine anche a livello della cute e degli annessi cutanei l’uso esterno migliora capelli, pelle e contrasta la formazione dell’acne, può essere usato come detergente naturale.

In cucina viene utilizzato come condimento per insaporire i cibi sia crudi che cotti e nella preparazione delle pietanze in agrodolce.

Le proprietà antibatteriche e sgrassanti dell’aceto di mele lo rendono un prodotto ideale per la pulizia della casa, si può preparare un detergente mettendo in una bottiglietta 250 ml di acqua e 250 ml di aceto di mele, chiaramente per questo scopo si può comperare un comune aceto filtrato.

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L’aglio

L’aglio appartiene alla famiglia delle Liliacee, genere Allium, stessa famiglia di cipolla, scalogno e porro.
L’aglio crudo contiene fibra, vitamine del gruppo B, vitamina C, vitamina A, minerali tra cui potassio (600 mg/100g) e fosforo (63 mg/100g) e soprattutto composti solforati, tra questi il più rappresentato è l’allicina.
I composti solforati sono responsabili del tipico sapore di questo ortaggio e si liberano, grazie all’enzima allinasi, con la rottura degli spicchi per masticazione o schiacciamento. Questi composti sono in pratica una forma di difesa della pianta nei confronti di parassiti presenti nel terreno, proprio per questa caratteristica hanno la stessa azione su miceti e batteri patogeni presenti nel corpo umano.
L’aglio utilizzato crudo ha azione antibiotica e antifungina naturale per cui è un ottimo aiuto in caso di infezioni delle vie aeree e in caso di catarro persistente.
Inoltre rafforza il sistema immunitario e agisce positivamente anche nelle malattie cardiovascolari, ipertensione, ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia.
Studi recenti hanno dimostrato che il regolare consumo di aglio riduce l’insorgere di tumori del cavo orale e del tratto gastroenterico.
Il potere terapeutico dell’aglio è conosciuto da millenni, da sempre presente nella medicina cinese e ayurvetica, anche l’uso in cucina ha tradizioni antichissime.
E’ meglio utilizzarlo crudo, circa 4 grammi al giorno, proprio come un integratore alimentare. Di solito si usa strofinato sul pane tostato o cotto per insaporire sughi e pietanze. E’ importante però schiacciarlo o tagliarlo prima di metterlo in pentola, la cottura infatti può diminuire la formazione dei composti solforati tanto preziose per la salute.
Alcune persone non riescono ad utilizzarlo per difficoltà digestive con conseguente alito pesante, tuttavia, questi fastidiosi sintomi si possono limitare eliminando la parte più interna detta anima. E’ controindicato in gravidanza e soprattutto in allattamento perchè modifica il sapore del latte, ma anche per le persone che soffrono di gastrite o ulcera.
L’Aglio ha la proprietà di fluidificare il sangue, per questo motivo può potenziare l’azione di farmaci anticoagulanti orali e antiaggreganti piastrinici per cui le persone che fanno uso di questi medicinali devono stare attente nell’utilizzo.

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Il finocchio

Il finocchio è l’ortaggio di una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Apiacee o Ombrellifere, nelle zone mediterranee si trova selvatico ma per il consumo alimentare si usa la varietà orticola cioè quella coltivata.
Il finocchio è conosciuto come pianta aromatica, il termine ”infinocchiare” deriva proprio dalle caratteristiche aromatiche di questo ortaggio infatti, nei tempi antichi, i proprietari di cantine se reputavano che il vino fosse diventato cattivo, prima di farlo assaggiare, offrivano spicchi di finocchio perchè le sostanze aromatiche presenti coprivano le caratteristiche organolettiche scadenti del vino.
La parte commestibile del finocchio è il grumolo, bianco e carnoso formato da un insieme di guaine fogliari addossate le une alle altre.
I grumoli con forma tondeggiante sono chiamati comunemente ”maschi” (distinzione non scientifica) vengono normalmente consumati crudi mentre quelli con forma appiattita ed affusolata sono ”femmine” e si utilizzano soprattutto cotti perchè più fibrosi e meno dolci.
Il finocchio fresco è formato da 93% di acqua per cui il peso elevato è un indice di freschezza, 100 grammi di finocchio crudo contengono solo 9 kcal, 2.2 grammi di fibra, 1.2 grammi di proteine e 1 grammo di carboidrati oltre a numerosi sali minerali quali potassio, calcio, fosforo e una buona quantità di vitamina C. Nel finocchio cotto le calorie, per 100 grammi di prodotto, aumentano a 25 per la perdita di fibra durante la cottura.
Inoltre sono presenti olii essenziali (anetolo), flavonoidi sostanze antiossidanti (quercitina, rutina) e fitoestrogeni. Il finocchio risulta ottimo da mangiare sia cotto che crudo, sono molto famosi i finocchi gratinati al forno, a crudo viene utilizzato per insaporire insalate.
Il finocchio è quindi un alimento ipocalorico, ricco di proprietà nutrizionali e antiossidanti, la presenza di fibra aumenta il senso di sazietà per questo motivo è indicato nelle diete di attenzione calorica ma anche in quelle sane ed equilibrate.
Inoltre la presenza di fibra diminuisce l’assorbimento del colesterolo esogeno e il potassio stimola la diuresi riducendo la pressione sanguigna, tutti effetti benefici per il sistema cardiocircolatorio.
La presenza di vitamina C aiuta a combattere le infezioni e stimola le difese immunitarie.
Il finocchio ha azione carminativa, contrasta la formazione di gas intestinali, il gonfiore addominale e favorisce la digestione con funzione gastro protettiva e epatoprotettiva, inoltre per il basso contenuto di zuccheri è adatto anche per i diabetici.
Molto conosciuti ed utilizzati sono i semi di finocchio per le loro proprietà antibatteriche, antifungine e antinfiammatorie dovute agli olii essenziali, inoltre contengono sostanze antiossidanti quali fenoli e flavonoidi che contrastano i danni provocati dai radicali liberi.
Uno dei costituenti degli olii essenziali di finocchio, presente in tracce, è l’astragolo, sostanza contenuta anche all’interno di altre specie vegetali, come Basilico, Anice, Dragoncello, Chiodi di garofano e Cannella. Qualche anno fa si parlò della tossicità dell’estralogo creando molto allarmismo tra i consumatori di tisane ai semi di finocchio. La notizia fu poi smentita, data la presenza di tale sostanza in tracce e la sua miscelazione all’interno del seme con flavonoidi e poli fenoli che data la loro azione antiossidante ne impediscono l’azione tossica.
L’estragolo per essere tossico deve essere utilizzato puro, bisogna però sempre rispettare i limiti di assunzione, il rischio è infatti dose dipendente, l’uso va bene l’abuso no.
I semi di finocchio hanno il potere di aumentare la fluidità del sangue per cui sono controindicati se si assumono farmaci anticoagulanti, non vanno usati in gravidanza e durante l’allattamento in quanto possono influenzare i livelli di estrogeni.

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MELA ANNURCA ”la regina delle mele”

La mela Annurca è una varietà di mela con origini molto antiche, viene coltivata in Campania dove in suo onore si svolgono sagre di paese, eventi enogastronomici con produzione di pietanze tradizionali. Una delle manifestazioni più famose è la Sagra della Mela Annurca a Valle di Maddaloni, in provincia di Caserta. La mela Annurca in campo gastronomico ha un utilizzo molto vario, oltre che mangiata fresca, si presta nella preparazione di torte, crostate, sfogliatelle e gelati.
L’unione europea ha riconosciuto a questo frutto la denominazione IGP (indicazione geografica protetta) come marchio di qualità dipendente dall’origine geografica, chiamandola ”Melannurca Campana”.
Questo frutto, a differenza di altri tipi di mela, non viene lasciato maturare sugli alberi, infatti a causa del suo peso e del picciolo corto, tende a cadere, quindi prima che si stacchi da sola, in autunno, viene raccolta ancora verde e lasciata maturare al sole fino a dicembre in appositi teli di canapa, chiamati melai, fino al raggiungimento della colorazione rossa.
Questa mela ha una forma leggermente appiattita con dimensioni piuttosto ridotte rispetto ad altre qualità, è composta, per 100 grammi di prodotto, da circa l’84% di acqua, circa il 10% di zuccheri e più di due grammi di fibra, soprattutto di pectina, presente principalmente nella buccia, è ricca di vitamine del gruppo B, Vitamina C, Vitamina A ma anche di minerali, soprattutto potassio, ferro, fosforo, calcio e magnesio.
Questa qualità di mela ha un valore calorico di 40 kcal per 100 grammi di prodotto e data l’elevata quantità di fibra ha un indice glicemico basso per cui viene consigliata anche nella dieta dei diabetici. La presenza di fibre e minerali aiuta anche il benessere dell’intestino.
La mela Annurca è un valido aiuto per le persone che vogliono dimagrire infatti le fibre contenute favoriscono il senso di sazietà, è perciò consigliabile consumare almeno una mela al giorno prima di pranzo. Le fibre favoriscono la peristalsi intestinale e mantengono attivo il metabolismo
Questo frutto è da anni studiato in campo medico per la sua proprietà di abbassare nel sangue i livelli di trigliceridi e di colesterolo sia esogeno che endogeno, grazie alla presenza della Procianidina B2.
Questa sostanza inibisce un enzima che agisce sulla formazione del colesterolo endogeno, il più pericoloso per le arterie e crea micelle in grado di inglobare il colesterolo introdotto con l’alimentazione (esogeno), impedendone l’assorbimento.
La Procianidina B2 stimola anche la formazione del colesterolo buono (HDL) detto ”spazzino” capace di staccare e convogliare nel torrente circolatorio il colesterolo depositato sulle pareti dei vasi sanguigni.
Proprio per migliorare il quadro lipidico è stato realizzato un integratore nutraceutico estraendo dalla mela Annurca la Procianidina B2, questa sostanza, contenuta in vari vegetali tra cui l’uva rossa, la cannella, il te verde, ha anche azione di contrastare la perdita di capelli aumentando la crescita delle cellule del bulbo e la sintesi di cheratina. Studi condotti dal Dipartimento di Farmacia dell’Università di Napoli, hanno evidenziato che la ”Melannurca Campana IGP” ha un contenuto di Procianidina B2 superiore ad altre varietà di vegetali.

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